esserino & balena

visto che scrivono cani e porci anche io e balena proviamo a dire la nostra..... intanto il nostro motto: fatevi i gatti vostri e camperete a lungo

Chi sono

Utente: esserinoebalena
Nome: Esserino GATTO
un gatto ovviooooooooo e mio fratello Balena gatto anche lui

LIBERASIONATORIA: cuesto bloghe. in dei senzi dele legi dela ditoria e dele antre legi sula informasione. no costituiscie niente che fava violassione ala legie del Gato Eterno pe il resto la diretricie sponsabile nela foticina cuì soto, risalassia la dichiarassione gienstuale

--PER CHI VUOL SAPERNE DI PIU'-- Il blog fatevi i gatti vostri nasce per iniziativa di Esserino Gatto, perennemente seduto sul pc di zia, con l’aiuto del nipotino di mamma umana Bobby, vero adoratore di questo gattino col quale si identifica e al quale attribuisce doti intellettive e culturali straordinarie per un micio. L’ interpretazione dei pensieri ed umori di Balena è opera della giovanissima ma non meno pazza sorella Dani che, quando il fratello ha troppo da fare, lo sostituisce nell’ausilio a Esserino. Nella lettura globale “blogale” è facile incontrare: incongruenze, contraddizioni, differenti versioni di un fatto. Derivano dall’ essere questo blog un luogo virtuale in cui si avvicendano più autori, differenti teste, differenti stili e soprattutto conoscenza dei fatti di seconda mano, avvenuta per lo più attraverso le veglie di Dante, amante del racconto orale ma poco dello scritto. DANTE, il babbo umano, i gatti se li è trovati in casa, partoriti da una gatta libera Agata che li ha concepiti (forse) con Benito (così detto per le pose autoritarie e per la nevrotica ,ricorrente affermazione della propria maschia e latina virilità). Della cucciolata, il grosso Balena e lo smilzo Esserino, in simbiosi fin dalla nascita sono stati trasferiti a casa di mamma Holly, quasi sempre detta la mamma umana, quale pegno di amore da parte di Dante.Gli altri sono stati sistemati tutti presso amici A giugno 2007 Agata è scomparsa nel nulla. ITO (così familiarmente detto) continua a fare il gatto guardiano a casa del babbo, in quella fascia di alta maremma cara a Fattori e ai Macchiaioli. Dante carattere irrequieto, spirito libertario sempre in contrasto con tutto ciò che è ordine e potere, vive facendo il pescatore tra Livorno e Piombino e l’arrotino in giro per l'Italia. Ha studiato ed ha avuto una brillante carriera ma il carattere insofferente, le prese di posizione radicali, diverse peripezie giudiziarie lo hanno portato dai convegni universitari al fiasco del vino. Di sé non parla molto, beve (troppo) suona l’armonica, improvvisa versi, ama i gatti e la mamma. Quando non pesca sul Tirreno,vive in una sorta di pendolarismo tra la sua bicocca sul mare, la casa del nonno a Livorno, dove è nato e incontra tutti i suoi amici, e Venezia dove vive la mamma. Per singolare coincidenza anche la mamma vive di pesca. Mentre Dante è un omaccione robusto e talvolta sovrappeso Holly è esile e raffinata. Avendo ereditato una barca per la pesca (sarebbe meglio dire la raccolta) delle vongole,ha scelto questa attività come alternativa agli impieghi precari che svolgeva da tempo. La pesca in laguna, un tempo fruttuosa, al momento è fortemente ridimensionata a causa dell’inquinamento e gli incassi un tempo buoni stanno andando piuttosto male. Adora i suoi gatti ed è perennemente in attesa dell’arrivo di Dante. Appena può va lei a trovarlo e si prende cura del babbo gatto ito che a causa delle lotte con gli altri maschi ha perennemente bisogni di medicazioni. Ruotano intorno alla famiglia e intervengono occasionalmente nel Blog: NONNO ULIANO e DON LUIGI (sacerdote in pensione): ultra ottuagenari, sono stati partigiani insieme quando erano poco più che ragazzi. Sopravvivono con dignità e fatica aiutandosi e bisticciando di continuo come Peppone e don Camillo, le loro fonti di angoscia sono rispettivamente la scomparsa dei comunisti e i discorsi del papa. DINO il lavacani: compagno di infanzia di Dante (rimasto orfano di mamma dalla nascita ha avuto il latte da nonna Argia, scomparsa anche lei una decina d’anni fa) hanno studiato insieme ma anche Dino non ce l’ha fatta a digerire il sistema e ha preferito la toilette per animali alla cattedra universitaria. Continua a laurearsi in discipline disparate che spaziano dalla filosofia alla biologia marina. Di fede marxista leninista sono famosi i suoi scontri con Dante anarchico libertario. Al momento sembra vivere una fase emozionale peggiore.Recentemente la mamma ha avuto in dono dal fratello un portatile seminuovo, così il vecchio macinino su cui furono scritti i primi post è passato come dotazione del Bar, consentendo al gruppo di Livorno di interagire in tempo quasi-reale. AMPELIO: Il circolo degli amici Livornesi si ritrova a un baretto (Bar Nado suocero di Ampelio) gestito da lui che non è un cuor di leone ma è furbo e da NARA: sua moglie (costretta a far quasi tutto lei in casa e al bar) Sono avanti con gli anni e non si sa quanto reggeranno col bar. I FIGLI di Ampelio (che hanno nomi di insetti, tipo ZANZARA, TAFANO, MOSCA, per il loro modo insistente di richiedere attenzione quando erano in età infantile) compaiono ogni tanto. Il Tafano e Zanzara, ambedue giornalisti free-lance, talvolta scribacchiano sul blog per conto proprio o in aiuto del nonno Uliano.Se volete leggere le puntate precedenti trovate l'archivio dopo l'elenco dei premi ricevuti

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venerdì, 21 novembre 2008

fatevi i gatti vostri n. 231 " dategli il Nobel per la faccia da... "

Intervistato da un loffio leccasilvi che, comunque, non rinuncia a prenderlo per il culo, UDITE che cazzo di assoluta modestia usi, riferendosi a sé, questo bignamino d'economista (absit iniuria verbis: bignamino nel senso di "puro concentrato") . Roba che Cacciari se si ritrova ancora un po'di palle nei calzoni gli dovrebbe chiedere di non parlare sempre di questa povera Venezia che di sventure ne ha già tante...
(tra l'altro sempre a giugno dichiarava che quelle sulla recessione erano chiacchiere, difatti.....
poi se ne avete voglia leggete qui sotto
Che furbetto quel Brunetta

di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo

La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in
villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni
La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la
zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi abagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancoraarrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metàdei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.
Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di
parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra
ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella
Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti
pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli
per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore,
meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre
brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo
non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma
c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero
un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i
comuni mortali.
Chi l'ha visto Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica
l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro
e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a
una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite
firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il
programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo.
Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non
avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta
plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi
standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno.
Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura
1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun
parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano
i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento
delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora
nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue)
148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele
Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di
capogruppo, 203.
La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo
caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti
di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del
2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le
interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un
confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta
si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal
2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per
"denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo
volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato
in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il
rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Se la partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in commissione Brunetta
appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito personale ci fa sapere che, da vicepresidente della
commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre
nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e
monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di
un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo
dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto
vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
Il bello del mattone
LA MAPPA DELLE PROPRIETA' DI BRUNETTA
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita.
Oggi il ministro possiede un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello)
sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. "Mi piacciono le case
e le ho pagate con i mutui", ha sempre detto. Effettivamente per comprare e ristrutturare la magione di
420 metri quadrati con terreno e piscina in Umbria, a Monte Castello di Vibio, vicino a Todi, Brunetta ha
contratto un mutuo di 600 milioni di vecchie lire del 1993. Ma per acquistare la casa di Roma e quella di
Ravello, visti i prezzi ribassati, non ne ha avuto bisogno. Cominciamo da quella di Roma. Alla fine degli
anni Ottanta il rampante professore aveva bisogno di un alloggio nella capitale, dove soggiornava sempre
più spesso per la sua attività politica. Un comune mortale sarebbe stato costretto a rivolgersi a un'agenzia
immobiliare pagando le stratosferiche pigioni di mercato. Brunetta no.
Come tanti privilegiati, riesce a ottenere un appartamento dall'Inpdai, l'ente pubblico che dovrebbe
sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende.
Invece, in quel tempo, come 'L'espresso' ha raccontato nell'inchiesta 'Casa nostra' del 2007, gli
appartamenti più belli finivano ai soliti noti. Brunetta incluso. Un affitto che in quegli anni era un sogno
per tutti i romani, persino per i dirigenti iscritti all'Inpdai ai quali sarebbe spettato. Lo racconta Tommaso
Pomponi, un ex dirigente della Rai ora in pensione, che ha presentato domanda alla fine degli anni
Ottanta: "Nonostante fossi stato sfrattato, non ottenni nessuna risposta. Contattai presidente e direttore
generale, scrissi lettere di protesta, inutilmente". Pomponi ha pagato per anni due milioni di lire di affitto
e poi ha comprato a prezzi di mercato, come tutti. Il ministro, invece, dopo essere stato inquilino per più
di 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro al mese, ha consolidato il suo privilegio
rendendolo perpetuo: nel novembre 2005 il patrimonio degli enti infatti è stato ceduto. Brunetta compra
insieme agli altri inquilini ottenendo uno sconto superiore al 40 per cento sul valore di stima. Alla fine il
prezzo spuntato dal grande moralizzatore del pubblico impiego è di 113 mila euro, per una casa di 4 vani
catastali, situata in uno dei punti più belli di Roma. Si tratta di un quarto piano con due graziosi
balconcini e una veranda in legno. Brunetta vede le rovine di Roma e il parco dell'Appia antica. Un
appartamento simile a quello del ministro vale circa mezzo milione di euro: con i suoi 113 mila euro
l'economista avrebbe potuto acquistare un box.
GUARDA LO SFOGLIO: I documenti dell'acquisto della casa Inpdai
Un tuffo in Costiera Anche il buen retiro di Ravello è stato un affare immobiliare da Guinness. Brunetta,
che si autodefinisce "un genio", diventa improvvisamente modesto quando passa in rassegna i suoi
possedimenti campani. "Una proprietà scoscesa", ha definito questa splendida villa di 210 metri quadrati
catastali immersa in 600 metri di giardino e frutteto. Seduto nel suo patio il ministro abbraccia con lo
sguardo il blu e il verde, Ravello e Minori.
Per comprare i ruderi che ha poi ristrutturato ha speso 65 mila euro tra il 2003 e il 2005. "Quanto?", dice
incredula Erminia Sammarco, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa di Amalfi: "Mi sembra
impossibile: a quel prezzo un mio cliente ha venduto una stalla con un porcile". Oggi un rudere di 50 metri
quadri costa circa 350 mila euro, e una villa simile a quella dell'economista supera di gran lunga il milione
di euro. Il ministro ha certamente speso molto per la pregevole ristrutturazione, tanto che ha preso un
mutuo da 300 mila euro poco dopo l'acquisto del 2003 che finirà di pagare nel 2018, ma ha indubbiamente
moltiplicato l'investimento iniziale.
Ma come si fa a trasformare una catapecchia senza valore in una villa di pregio? 'L'espresso' ha consultato
il catasto e gli atti pubblici scoprendo così che Brunetta ha comprato due proprietà distinte per
complessivi sette vani catastali, affidando i lavori di restauro alla migliore ditta del luogo. Dopo la cura
Brunetta, al posto dei ruderi si materializza una villetta su tre livelli su 172 metri quadrati più
dépendance, rifiniture in pietra e sauna in costruzione. Per il catasto, invece, l'alloggio passa da civile a
popolare. In compenso, i sette vani sono diventati 12 e mezzo. Come è stata possibile questa lievitazione?
"Diversa distribuzione degli spazi interni", dicono le carte. La signora Lidia Carotenuto, che fino al 2002
era proprietaria del piano inferiore, ricorda con un po' di malinconia: "La mia casa era composta di due
stanzette, al massimo saranno stati 40 metri quadrati e sopra c'era un altro appartamento (che misurava
80 metri catastali, ndr) in rovina. So che ora il Comune di Ravello sta costruendo una strada che passerà
vicino all'abitazione del ministro. Io non avrei venduto nulla se l'avessero fatta prima...". A rappresentare
Brunetta nell'atto di acquisto della dépendance nel 2005 è stato il geometra Nicola Fiore, che aveva
seguito in precedenza anche le pratiche urbanistiche. Fiore era all'epoca assessore al Bilancio del comune,
guidato dal sindaco Secondo Amalfitano, del Partito democratico. I rapporti con il primo cittadino è
ottimo: Brunetta entra nella Fondazione Ravello. E quest'anno, dopo le elezioni, Amalfitano fa il salto
della barricata, entra nel Pdl e lascia la Costiera per Roma dove viene nominato suo consigliere
ministeriale.
Il Nobel mancato "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i
denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che di
rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto.
L'economista Ada Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice senza giri di
parole che "Renato non è uno studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé
quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver
guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente. Come ha ricordato in
Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero
concorso, ma approfitta di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Una
definizione contestata dal ministro, che replica: avevo già tutti i titoli.
In cattedra Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al
tempo il giovane Brunetta poteva vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi.
Il primo era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo sulla riduzione
dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della Fondazione Brodolini, di area socialista, che
Brunetta stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono diverse banche dati
per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si trova in buona posizione su quella Econlit, che
misura il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi. La musica cambia se si
guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi:
una misura indiretta e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di farsi
un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta è fermo sullo zero.
Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato:
"L'università ha sempre visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello Iuav di Venezia,
Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa
del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In
un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno Sitzia, rimette tutto in
discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca
trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci furono delle obiezioni", ricorda un
commissario che chiede l'anonimato: "La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole
a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti, bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva
contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio di ferro durò mesi, poi il presidente
si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore 'migliore d'Europa' viene bocciato.
Un'umiliazione insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al Consiglio di Stato,
ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 era riuscito infatti a trovare una strada
per salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e si arrampica alle pendici del Gran Sasso,
ma che si rivela proficuo. È a Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia,
bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più
facili concorsi locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo. Il posto è uno
solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due
ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione. Un'ultima nota. A
leggere le carte del concorso, fino al 2000 Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è
che il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo definisce "professore
ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?

Hanno collaborato Michele Cinque e Alberto Vitucci
Fonte: L’Espresso
postato da: esserinoebalena alle ore 13:42 | link | commenti (10)
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Commenti
#1   21 Novembre 2008 - 17:55
 
... il puro.....
vomito
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente sistercesy

#2   21 Novembre 2008 - 20:51
 
l tipico esempio di quell'italietta fatta di gente che di smisurato ha soltanto il proprio ego...

Baci agli umani e grattini ai felini!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MauroPiadi

#3   21 Novembre 2008 - 21:28
 
se non se lo merita lui, il premio ...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente gattarandagia

#4   22 Novembre 2008 - 08:37
 
Tra i vari paradossi che la vita ci mostra con generosità esiste anche quello dell' uomo "pieno di vuoto" e, a malicuore ammetto, che in Italia deteniamo questo poco edificante record.
Il vostro commento ha davvero toccato il mio cuore. In effetti non sto attraversando un gran momento. Mi avete fatto sentire in famiglia e ho dormito col computer acceso.
Vs. aff.mo Giovanni Martinelli
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente smartynello

#5   22 Novembre 2008 - 08:40
 
che sacco, anzi che sacchettino di m...
Baci Renata
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente renatona

#6   22 Novembre 2008 - 14:09
 
glitter title=



é importante l'opinione di tutti : per cui ti invito a questo sondaggio e ti auguro buon fine settimana! Grazie!

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Fioredicollina

#7   22 Novembre 2008 - 14:27
 
beh, si parla tanto di autostima. a chi manca sappia che se l'è fregata tutta lui.
bleah...
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#8   23 Novembre 2008 - 22:16
 
Maccheccà! Quando ho letto l'articolo venerdì ho avuto un attacco di buonismo. Affoghiamolo!
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#9   24 Novembre 2008 - 22:26
 
Quello di cui ancora non mi capacito è come lui, veneziano e nano, sia riuscito a sopravvivere all'acqua alta.
Ma si sa, gli stronzi galleggiano!
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#10   29 Novembre 2008 - 06:50
 
presto un'ascugamano pulito ed aromatizzato, per togliere il sudore dalla fronte di quest'uomo!!!!
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